UN SOGNO IN MONTAGNA

Marianne aveva sempre amato la montagna: c’era qualcosa di attraente in tutto quel bianco splendore e in quella vertigine di roccia, nelle risa gioiose dei turisti e nei colori allegri delle tute da sci. Il desiderio di libertà che ti dona la vacanza in montagna, la sensazione di tornare a respirare dopo secoli di apnea: Marianne amava tutto questo.
Da ragazzina, ogni anno, i suoi genitori organizzavano una settimana bianca, sempre lì, in Val Gardena, affezionatissimi clienti dell’Hotel Tyrol, coccolati dall’accoglienza del paesello e dalla maestosità dei luoghi.

Ogni volta i genitori e i fratelli di Marianne raggiungevano le piste di sci ed ogni volta tutti scendevano scattanti e felici muniti di sci lungo una pista, a chi più facile, a chi più difficile, ma arrivavano tutti a destinazione con un sorriso a trentadue denti e lo sguardo ancora trafitto dal brivido adrenalinico della fuga. Solo Marianne ogni volta restava lì, impietrita, ferma, immobile, terrorizzata dalla discesa. C’era qualcosa che la impauriva, la bloccava, un’insicurezza, un timore eppure non c’era cosa che la giovane desiderasse di più: vincere la sua paura e, finalmente, sciare.

Continuò a tentare e ritentare, senza successo. Gli anni passarono e la famiglia smise di andare in montagna, così, presa da tanti impegni, anche Marianne non andò più in Val Gardena. Ma di notte non sognava altro che scivolare lungo la china bianca e sentire quel graffio degli sci sulla neve, e il vento contro il viso, la resistenza dell’aria e l’accelerazione, la libertà.

Ma la vita, si sa, è strana, e spesso ti riporta al punto di partenza, all’infanzia, alla felicità. Marianne ha sessantacinque anni, due figli grandi, un matrimonio disastroso alle spalle, è arrivata alla pensione e, ora che non ha più scuse, ora che ha visto tutto e di più, che ha pianto tutte le sue lacrime e vinto tante battaglie, prende il primo treno per Gherdeina, torna all’Hotel Tyrol come quando era piccola, sente il profumo della cucina, della legna e rivede il paesaggio lasciato nei sogni, le sembra di tornare bambina.

Prende la seggiovia e sale sul suo caro Sella, intorno sciatori di tutte le nazionalità chiacchierano e fanno un simpatico frastuono ma Marianne sembra non accorgersi più della gente: chiude gli occhi e via, giù, senza pensarci, ondeggiando sulla neve, ora a destra ora a sinistra, intorno solo bianco e in lontananza alberi da lasciare alle spalle, e un silenzio profondo e dolce come un grembo materno, interrotto solo dallo scrocchiare della neve sotto gli sci. Marianne riesce finalmente a sentire le curve e i dislivelli, li accompagna con le ginocchia e le racchette, ma l’andatura è agile e aggraziata e sembra che abbia le ali ai piedi. La discesa si fa ripida, il freddo taglia il respiro, il cuore le esplode di gioia e di eccitazione mentre ride, ride follemente e gli altri sciatori la osservano stupiti arrivare a valle.